Dalle parole ai fatti
Quando le parole sono segnali che possono rivelare un bisogno emergente, una tensione culturale o una nuova sensibilità che sta cercando di prendere forma
Capita anche a voi?
Ogni anno, e comunque periodicamente, sembra che alcuni termini siano sulla bocca di tutti, soprattutto in versione scritta: post e newsletter che si assomigliano come il taglio di jeans che va di moda.
I trend mi hanno sempre affascinato… questo speciale e silenzioso emergere di “desideri” che prendono forma, e fin da giovane li sento un po’ arrivare. Diversi anni fa c’era un lavoro che mi sarebbe piaciuto fare, il trend hunter: andare in giro per il mondo, soprattutto nelle metropoli, e individuare i possibili trend ancora in stato di incubazione, a vantaggio di aziende che potevano cavalcarli, importarli, o gestirli.
Ora la globalizzazione e i social media avvicinano le culture e sembra ci sia meno da scoprire, anche se spesso è solo un’apparenza, uno specchio per pensarci tutti uguali, sensazione che forse ci rassicura. A me deprime un po’.
Ma si va sempre a caccia di idee, prevalentemente online, sui social, e quando nella realtà fisica emerge qualcosa di originale, sempre più spesso l’impressione che si dà è quella di “depredare” culture locali dei propri simboli senza comprenderne contesto e significato (come nel caso di alcune pratiche rituali “esotiche” riproposte alle nostre latitudini) oppure senza riconoscere l’origine dell’ispirazione... anche su un tema apparentemente “frivolo” come la moda (interessante il caso recente dei sandali proposti da Prada e la sua evoluzione).
Parentesi sul caso dei sandali Kolhapuri: India vs Prada
Prada accused of cashing in on Indian culture with Kolhapuri-inspired sandals
Prada attempt at reconciliation with India after sandal controversy
Rispetto a 20 anni fa, c’è molta più consapevolezza dei rischi della globalizzazione e di quanto siano preziosi i tratti che distinguono ogni cultura, ed è giusto così, è giusto reclamare non proprietà su una cultura, ma rispetto e riconoscimento.
Cambia il periodo storico, cambiano le parole, di trend hunting non si sente più parlare ma di “segnali” sì: i segnali sono ciò di cui vanno in cerca i “futuristi” (professione abbastanza recente, nata come al solito negli USA a quanto ne so).
Occorre dire che cambiano le parole perchè l’obiettivo è fare ipotesi (o speculazioni) più olistiche che in precedenza: non si tratta più solo di andare in cerca di uno stile, ma di immaginare quale futuro un segnale potrebbe anticipare: si parla infatti di foresight (previsioni a lungo termine) e di costruzione di scenari.
Un “segnale debole” (weak signal) è rappresentato da un’innovazione fisica o culturale, a scala locale (ormai non solo geograficamente parlando, ma anche in uno specifico settore o campo), che si fa notare perchè cattura un fenomeno emergente che ha la potenzialità di espandersi e diventare rilevante a scala più ampia.
Parole come “segnali”
Quando una parola compare quasi in contemporanea in contesti diversi, viene usata da persone che non si coordinano tra loro e serve a nominare qualcosa che prima non aveva una terminologia dedicata, potrebbe rivelare un bisogno emergente, una tensione culturale o una nuova sensibilità che sta cercando di prendere forma.
Le parole che sono segnali deboli :
da principio non sono stabili (significati fluttuanti)
sono di natura qualitativa, non sostenuti da numeri
possono sembrare mode linguistiche o rumore social, solo il tempo definirà la loro reale importanza
In pratica si intercetta qualcosa che non è ancora formalizzato, ma spesso la sequenza è:
Parola → Narrazione → Comportamento → Mercato → Norma
quindi ci troviamo all’inizio della catena, in una posizione interessante anche se incerta.
While it’s true that words are simply vessels for meaning, without meaning of their own, many cultures imbue the utterance of words with spirit because they originate with the breath, with the mystery of life itself. In her book Becoming Wise, Krista Tippett writes, “The words we use shape how we understand ourselves, how we interpret the world, how we treat others. Words make worlds.”
Speaking of Nature
L’hype di alcuni termini può sgonfiarsi come un palloncino, ma può anche costituire il segnale di un cambiamento di più ampio respiro.
Il magma in cui siamo immersi cambia, noi ci adattiamo e cambiamo il nostro modo di vedere e anche di parlare, le nostre “cornici linguistiche”, adottando o riscoprendo termini che tutt’un tratto vengono utilizzati sempre più spesso. Solo dopo avvengono, eventualmente, i cambiamenti di comportamento e azione.
Partendo dalle mie letture (e quindi dalla mia prospettiva*), ho raccolto alcuni termini che ho visto crescere e ripetersi e che già da soli raccontano qualcosa.
Li ho divisi tra quelli con connotazione neutra, positiva (parte della “soluzione”) e negativa (parte del “problema”).
Le “mie” parole: il segnale di cosa vorrei emergesse
Thinking in terms of what we prefer, not only for ourselves but for everyone, invites us to embrace and embody concepts such as equity, justice, integrity, oneness, and potential. These values are foundational to the world as we wish it to be.
The World We Prefer
Ho scelto di giocare a fare la Futures Thinker del futuro che io vorrei costruire, interrogandomi sulle mie “parole”: quei termini su cui mi soffermo spesso in questo periodo, che hanno un certo “potere”, un’attrazione su di me.

Da un set di una decina di parole ne ho scelte quattro:
Rigenerazione
Iniziazione
Rifugio
Spirito
Sono termini che raccontano molto del mio vissuto recente, ma che catturano anche i miei desideri per il futuro.
Potrei descriverli dal mio punto di vista, ma credo sia poco interessante.
E voilà, ho deciso di chiedere a ChatGPT cosa pensasse di questo ragionamento sulle parole come segnali, e in particolare sulle “mie parole” e ne è emerso un dialogo interessante.
Prima di tutto, mi è stato proposto un semplice esercizio di worlding… Ho provato a rispondere a due domande.
Che mondo descrive questa parola?
Rigenerazione: un mondo di cui prendersi cura
Iniziazione: un mondo dove recuperare il senso delle transizioni
Rifugio: un mondo in cui non ci sentiamo protetti e accolti
Spirito: un mondo che ha bisogno di ritrovare una bussola interna
In che mondo questa parola smetterebbe di servire ?
Rigenerazione: in un mondo dove la cura è la norma
Iniziazione: in un mondo dove non esistono discontinuità e passaggi
Rifugio: in un mondo dove spazi e relazioni sono percepiti come sicuri
Spirito: in un mondo dove il senso è integrato nella vita quotidiana
Poi la conversazione si è accesa e ci ha portato, nell’arco di alcuni giorni, a lavorare sue due idee progettuali.

Weak Signal Observation Canvas
Abbiamo messo a punto un canvas, un set di domande su cui testare le parole-segnali, per mettere a fuoco e valutare se effettivamente ci stanno raccontando di una tensione verso un possibile futuro, mostrandoci la via per un concept di prodotto o servizio.
Parola/Espressione osservata: quale mondo descrive
Contesto/i in cui è comparsa - Early adopters
Frequenza e modalità di diffusione
Perché emerge ora?
Linguaggio precedente insufficiente: parole che non restituiscono adeguatamente il bisogno emergente e perché
Quale esperienza o bisogno umano rende dicibile? - Chi trae sollievo o riconoscimento?
Quali tensioni tenta di risolvere?
Quali norme o abitudini mette in crisi?
Chi avrebbe interesse a non farla circolare?
Quali comportamenti legittima?
In che mondo smetterebbe di servire?
Se diventa mainstream, cosa cambia?
Valutazione finale: se fosse imprecisa, cosa starebbe comunque cercando di dire? Autenticità, forza, livello di maturità del segnale.
Dopo averlo testato e affinato, vi assicuro che lo strumento fa il suo dovere :)
Dall’analisi al primo concept di un’esperienza

Con i canvas compilati, sono tornata a ChatGPT e abbiamo analizzato se le parole rappresentassero dei segnali validi e cosa raccontassero: insieme “funzionavano”, indicando un bisogno di trasformazione profonda non solo personale, ma emergente anche a livello sociale.
Spirito → ricerca di senso
Iniziazione → passaggio, risponde alla domanda “come si cambia?”
Rifugio → risponde all’esigenza di sentirsi considerati e protetti
Rigenerazione → continuità, risponde alla domanda “come proseguo, come mi prendo cura?”
E allora la domanda è stata: “quale soglia vuoi accompagnare?”
Facile rispondere. Queste riflessioni hanno fatto emergere in me il desiderio di lavorare sul design di una proposta che avrei voluto trovare negli scorsi mesi e non ho trovato: un accompagnamento “leggero”, non invasivo, non terapeutico o religioso, temporalmente limitato, che mi “contenesse” e mi fornisse cornici di senso durante un periodo-passaggio difficile della mia vita che avevo la necessità di abitare, ma anche “manipolare” come si deve… e da soli si fa molta fatica.
What makes an experience traumatic, in addition to the pain of the encounter, is the absence of an adequate holding environment capable of supporting us in these times. “Pain is not pathology,” as Mark Epstein noted (....).
What reconstitutes the psyche after trauma, in addition to understanding what happened, is reestablishing our place within the wider cosmological context. We must be restored and re-storied to complete the rough initiation that was precipitated by the trauma”.F.Weller, Rough Initiations
Francis Weller ne parla in termini clinici. Il mio obiettivo invece è delineare una forma di esperienza strutturata, condivisa ma protetta, che fornisca ai partecipanti un tempo e un ritmo per aprirsi alla propria auto-rigenerazione.
Sono convinta che fasi di vita dove ci sentiamo messi a dura prova e che spesso portano sofferenza, rabbia e disorientamento non sono soltanto spine nel fianco, ma possono diventare opportunità di trasformazione, rielaborando la propria storia e il proprio modo di stare nel mondo.
Sono fasi in cui non occorre scegliere di uscire dalla propria comfort-zone per esporsi al cambiamento, che è sempre stressante, perchè ci si è già finiti, fuori dalla comfort-zone: e allora tanto vale approfittarne, aprire cuore e mente per sintonizzarsi con ciò che viene dal futuro invece che guardare al passato, aggrappandosi ad esso e perpetuandone le stanche dinamiche.
Niente di nuovo in senso assoluto, mi dice ChatGPT, ma è “nuovo nelle condizioni attuali”.
“Questa forma esisteva. Non in un solo luogo, ma in molte tradizioni diverse, sorprendentemente convergenti”.
Chiedo di fornirmi dei rimandi storici e risponde più o meno con questo elenco:
Pratiche monastiche e para-monastiche non religiose, ad esempio regula come struttura (non come fede) e ospitalità monastica: stai, attraversi, riparti.
Botteghe e corporazioni, attraverso l’apprendistato, dove il maestro accompagna, non insegna.
Educazione pre-moderna - e indigena aggiungo io -, non situata, temporanea, relazionale, ritualizzata che non produceva “risultati misurabili”, ma trasformazioni riconoscibili.
Pratiche comunitarie informali (le più dimenticate): veglie, cammini condivisi, cerchi di parola occasionali, lavori stagionali collettivi. Non erano terapia.Non erano eventi. Erano forme di tenuta comunitaria.
Riti di passaggio “soft” (non iniziatici forti) … su questo argomento c’è da studiare e lo sto facendo.
The Inuit word their experience of “quietly sitting in the darkness together waiting for something important or creative to birth” in qarrtsiluni, and, learning this word, I have not only become a temporary guest of their lives but have been gifted a new way of being in community, being with time, and being with darkness and creativity.
Portals, Walls, And Tricksters
Dove sono andate a finire tutte queste pratiche nella società occidentale e perchè sono scomparse se come umani ne abbiamo tanto bisogno?
ChatGPT non esita:
“Non perché fossero inefficaci, ma perché:
- non scalano
- non sono misurabili facilmente
- non producono retention
- non generano dati
- non costruiscono identità di consumo”.
Ma anche perchè il nostro stile di vita è cambiato.
In passato il senso era dato da contesti condivisi, le soglie erano riconosciute socialmente, il tempo aveva ritmi comuni.
Oggi il senso è privatizzato, le soglie sono spesso invisibili ai più e il tempo è frammentato; le persone sono sature di stimoli e di “community”, spesso diffidenti e con il culto dell’indipendenza e della “libertà”, quindi bisogna pensare a qualcosa di antico, ma attualizzato e contestualizzato, senza tradirne il senso originale; qualcosa di accogliente ma neutro, non ideologico, concreto e di sostanza, che rispetti le vulnerabilità dei partecipanti e non obblighi a nulla.
Niente spiegazioni o resoconti, niente “compiti quotidiani”, tarocchi, yoga, sciamani, riti “carini” ma che restano in superficie.
Piuttosto inviti e pratiche che aiutino ad ascoltare in profondità, a leggere il momento e se stessi con estrema onestà, ad abitare la frattura, scandendo il tempo, in sequenza, con un ritmo e una progressione, per accompagnare verso il suo superamento.
È un inizio. Un’idea tutta da costruire e da verificare.
Ma dalle parole siamo passati ai possibili fatti…
In order to honour this expansion of consciousness that’s playing out inside each of us, we have to indulge our deepest weirdness; we have to get skilled at hearing the urgings of our instincts and subconsciouses. We each have to celebrate and elevate our specific weirdness.
And we have to advance with absolute intellectual rigour.This moment needs your deep weirdness and your intellectual rigour
Per approfondire:
Sito web dell’Institute for the Future, che ha moltissimi contenuti di orientamento (anche sul suo canale Youtube).
Anna-Marie Swan, Portals, Walls, And Tricksters (post)
Robin Wall Kimmerer, Speaking of Nature (online essay)
Ugo Bardi, Come la narrativa plasma la realtà: poliziotti buoni e poliziotti cattivi in Cina e negli Stati Uniti (post)
Ian Cheng, Fare mondi (libro)
Gregory Cajete, Look to the Mountain: An Ecology of Indigenous Education (libro)
Storie per grandi: come le narrazioni possono farci evolvere (post - autocitazione!)
* Il mio interesse, un po’ da sempre, è uno sguardo antropologico all’abitare luoghi e spazi: con prospettive progettuali diverse, dal design thinking alla comunicazione; a scale diverse, luoghi fisici, digitali e immaginari; con gli occhi di persone diverse per provenienza, sensibilità, interessi, esigenze.



le parole creano mondi e leggere le tue mi ha aperto mille stimoli, grazie! di nuovo le nostre strade sembrano essere in sintonia, ti scrivo :)